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20 anni di Castelli Aperti tra Piemonte e Liguria: il bilancio con Franca Mollo

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Con il mese di ottobre volge al termine un’altra stagione di Castelli Aperti. Da maggio fino ad oggi sono stati tantissimi gli eventi organizzati nei castelli e nelle dimore di Piemonte e Liguria: appuntamenti culturali, visite guidate, concerti, incontri enogastronomici e tanto altro. Ottobre è quindi anche il mese dei bilanci: bisogna guardare al passato per programmare al meglio il futuro. Franca Mollo, presidente dell’associazione Amici dei Castelli Aperti, racconta quali sono stati i momenti migliori di questi mesi e quali sono le prospettive future di questa importante rassegna.

Franca Mollo, qual è il bilancio di questa stagione?

Il bilancio è senz’altro positivo, anche se quest’anno Castelli Aperti ha avuto il compito non facile di confrontarsi con un evento come Expo2015, che non è riuscito a ridistribuire i turisti sul territorio circostante. Castelli Aperti è una rassegna in crescita, ad oggi aderiscono oltre 70 edifici storici di Piemonte e Liguria, tra castelli, ville, torri, giardini e musei.

Quali sono stati gli eventi che hanno funzionato meglio?
Certamente alcuni eventi mirati, particolari. I concerti portano sempre con sé il proprio pubblico di appassionati, alcune visite guidate a tema, gli appuntamenti dedicati ai bambini hanno richiamato molte persone.

Come è cambiato il turismo dei castelli negli anni?
Abbiamo notato un pubblico più giovane. E’ sempre un turismo di nicchia, rivolto agli appassionati, a persone con un certo interesse culturale, ma l’età media si è un po’ abbassata. Inoltre, rispetto alle edizioni precedenti, abbiamo notato un maggior interesse da parte degli uomini, anche soli o con amici: spesso abbiamo avuto a che fare con coppie o donne sole appassionate di arte, ma abbiamo avvertito un’inversione di tendenza.

Su che cosa bisogna ancora lavorare per migliorare l’offerta?
Per prima cosa tutti i castelli dovrebbero offrire la propria ospitalità, a pagamento ovviamente, è un aspetto molto importante. Se le persone si possono fermare a dormire, sono molto più invogliate a visitare castelli anche lontani dai centri cittadini. E poi si può ancora lavorare sulla qualità delle visite, soprattutto nei castelli pubblici.

Il Piemonte riesce ad essere competitivo con le altre regioni italiane?
Non è facile stare dietro alla “concorrenza” di regioni come Sicilia, Puglia e Toscana, il Piemonte può fare di più, ma Castelli Aperti rappresenta certamente una risorsa molto importante per il territorio. E’ difficile trovare una concentrazione di edifici storici di questa importanza in altre regioni italiane o all’estero: bisogna tornare a investire maggiormente, come accaduto in occasione delle Olimpiadi di Torino 2006, per continuare a crescere.

Quanto è importante l’uso dei social network e di internet per la promozione di Castelli Aperti?
Sicuramente oggi i social rappresentano un elemento fondamentale, anche se poi è ancora lontano il rapporto tra chi “partecipa” su Facebook agli eventi e chi poi si muove davvero. Molti proprietari hanno capito l’importanza di questi strumenti e hanno imparato a usarli: il seminario che abbiamo tenuto a settembre al Santuario di Oropa sull’utilizzo dei social è stato molto apprezzato e penso che organizzeremo altri incontri di questo tipo.