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Monticello d’Alba, una tradizione secolare tra vini e tartufi

Monticello d’Alba, una tradizione secolare tra vini e tartufi

Seicento anni di tradizioni tra le mura di Monticello d’Alba. E’ la storia dei Conti Roero, proprietari di una delle costruzioni medievali più rappresentative del Piemonte, sia come modello architettonico, sia per il perfetto stato di mantenimento. Una posizione scenografica, a nord della provincia di Cuneo, importante attrazione turistica per il territorio: in occasione di Castelli Aperti, la Contessa Elisa Roero racconta alcuni aneddoti legati alla vita nelle stanze di questa storica dimora. L’estate ormai è alle spalle ed è tempo di bilanci: come valuta la stagione turistica al Castello di Monticello? Se devo essere sincera, l’estate non ha portato molti turisti, probabilmente per colpa del gran caldo. Abbiamo registrato numeri inferiori rispetto all’anno scorso, la maggior parte dei visitatori arriva in questo periodo, ospitiamo diverse persone tra settembre e ottobre. Più in generale, che cambiamenti ha notato nel turismo piemontese negli ultimi anni? Nel corso degli anni i numeri sono certamente aumentati, una volta era un turismo riservato ad appassionati colti, professori; oggi ci vengono a trovare persone di diversa estrazione sociale, che magari vogliono solo trascorrere una giornata all’aria aperta. I grandi eventi influenzano le visite al Castello? Senza dubbio. Collisioni, Cheese, la Fiera del Tartufo, ad esempio, sono eventi che attirano migliaia di visitatori ed in quei periodi siamo sempre al completo, c’è tantissima gente. Sono eventi importantissimi per il nostro territorio, che muovono persone da diverse parti d’Italia e dall’estero. Il castello di Monticello d’Alba che servizi offre in particolare? Organizziamo le visite guidate, sia del parco esterno, sia degli interni dell’edificio. Poi abbiamo un piccolo albergo, tre stelle, dove ospitiamo chi si vuole fermare per qualche...
Il Castello di Orsara Bormida: una storia millenaria tra le colline del Monferrato

Il Castello di Orsara Bormida: una storia millenaria tra le colline del Monferrato

E’ una storia millenaria quella del Castello di Orsara Bormida, situato nel Basso Piemonte, a pochi passi dalla Liguria, in cima ad una collina panoramica che permette un’ampia vista su tutto il territorio circostante. Non a caso, in origine, intorno all’anno Mille, l’antica dimora era solo utilizzata come torre d’avvistamento; il complesso fu ampliato e trasformato in castello tra il XIII ed il XV secolo, quando alla torre quadrata venne aggiunto il mastio. Solo nel XVIII secolo divenne residenza signorile e fu costruito il secondo corpo terminante nella torretta cilindrica. Diverse furono le famiglie che abitarono il castello: tra questi si ricordano i Ferrari di Rivalta Bormida, proprietari dal 1598 al 1922, prima di venderlo al marchese Cesare Staglieno. Dagli anni 50 del ‘900 il castello appartiene alla famiglia Remondini, che durante il periodo estivo apre le porte della propria dimora al pubblico, in occasione dell’iniziativa Castelli Aperti. Emanuele Remondini, titolare di un’azienda che si occupa di logistica dei trasporti, è l’attuale proprietario del Castello di Orsara Bormida. Signor Remondini, il castello venne comprato da suo padre nel 1951. Come mai questa scelta? Mio padre era ligure, da sempre sognava una casa in campagna, cercava una seconda casa nell’entroterra. Questo viene chiamato castello, ma i suoi spazi non sono enormi, in principio era solo una torre di avvistamento. Piacque molto a mio padre e decise di comprarlo, non aveva mai pensato prima ad un castello nel vero senso del termine. Attualmente il Castello di Orsara Bormida è la vostra attuale residenza? Abitiamo qui per sei mesi all’anno, poi torniamo nella nostra città, Genova. E durante l’estate apriamo le porte al...
Villa Era, un’oasi bio nell’Alto Piemonte

Villa Era, un’oasi bio nell’Alto Piemonte

Dall’industria tessile ai vigneti, da provincia operaia a nuova risorsa piemontese. Villa Era, dimora storica nata alla fine dell’800, ricavata da un antico complesso rurale, è un gioiello architettonico del Biellese, collocata sulla collina di Vigliano. Realizzata seguendo il progetto dell’architetto Petitti di Torino, sorge adiacente alla settecentesca struttura originaria, con la cantina, la torretta, i locali di lavorazione delle uve. Ed è proprio la vigna una delle più interessanti attrattive della residenza: antico di secoli, il vigneto di Villa Era è stato restaurato nel 2006/2007, dopo anni di abbandono, con la sostituzione delle fallanze, con l’impianto di 1500 barbatelle e con la definitiva messa a punto del metodo di coltivazione naturale, libero da pesticidi. Silvia Rivetti, proprietaria di Villa Era, in occasione di Castelli Aperti, ci guida attraverso le stanze ed il parco della sua dimora. Dalla sua nascita ad oggi, Villa Era ha vissuto tantissime epoche storiche. Come è cambiata la residenza? Ha subito modifiche? In realtà no, Villa Era è un edificio storico e con delle fondamenta ben solide. Non ha subito danni durante le guerre e si è mantenuta, ancora oggi, in ottimo stato. Il territorio invece è parecchio cambiato; adesso si sta aprendo al turismo, ma è una zona difficile, non è di passaggio, bisogna venire apposta dalle nostre parti. Per anni il Biellese è stato sinonimo solo di industria tessile, ma quest’area ha delle ottime potenzialità, dei posti bellissimi. Come il vostro parco, ricco di piante di ogni genere. Il parco è ovviamente un nostro vanto, è nato insieme alla Villa: ha una doppia anima, da un lato formale, tipico dell’800, con conifere, rododendri, camelie,...